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VERONICA DALTRI
Attraverso la sua fotografia ci fa vivere nell’immagine la poetica del viaggio. Viaggio inteso come inizio di qualcosa di indefinito e quasi magico, momento di ricerca o fuga, dove la partenza è la porta magica verso l’avventura. Veronica Daltri, ha privilegiato nelle sue immagini il momento di inizio del viaggio e la stazione ferroviaria si avvolge di un malinconico umore fatto di aspettative e sogno.


FEDERICO FERRARIO
La tradizione del globetrotter in giro per il mondo alla scoperta di mondi diversi è evidente nelle immagini di entrambi i vincitori. Mentre Ferrario si immerge liricamente nei paesaggi sia urbani che naturali, quasi trovando nella contemplazione della bellezza il motore che lo porterá a continuare il suo viaggio senza fine, Madkane si muove a proprio agio in spazi sconosciuti, ne rappresenta le peculiarità e la presenza umana ci invita, attraverso le sue immagini, ad incontrare la diversità senza pregiudizi.


BUSHRA MADAKHNE
La tradizione del globetrotter in giro per il mondo alla scoperta di mondi diversi è evidente nelle immagini di entrambi i vincitori. Mentre Ferrario si immerge liricamente nei paesaggi sia urbani che naturali, quasi trovando nella contemplazione della bellezza il motore che lo porterá a continuare il suo viaggio senza fine, Madkane si muove a proprio agio in spazi sconosciuti, ne rappresenta le peculiarità e la presenza umana ci invita, attraverso le sue immagini, ad incontrare la diversità senza pregiudizi.


GUERRINO SIDDI
Ha uno sguardo ironico e disincantato. Ribaltando la prospettiva dell’immagine, ci pone domande a cui è difficile rispondere: gli animali che osservano i visitatori dello zoo come ci vedono? cosa pensano di noi? Chi è in gabbia in questa foto? Il cambio di prospettiva non è solo un gioco formale, ma una percezione del reale che scopre significati inusuali.


PACO VALENTE
Con un occhio ammiccante, forse troppo palesemente, alla fotografia di Martin Parr, presenta i turisti che si muovono all’interno dei monumenti dell’antica civiltà romana, carichi dei segni di appartenenza alla loro cultura, anzi esasperandoli quasi come una coperta protettiva. Attraverso questi segni Valente lascia loro lo spazio di esporre la loro vita e i loro valori, senza evitarne l’umorismo implicito.