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La Sapienza per tutti: città ideale

Il nome stesso “Città Universitaria” spaventa e affascina, la sua superficie di 439.000 metri quadrati, proprio come una grande Città può creare fasi di confusione e disorientamento, quando ci si entra la prima volta è difficile che si rimane indifferenti a quella maestosità. Spesso il singolo individuo trova difficoltà di integrazione e proprio come le grandi Città si finisce per non conoscere nessuno, al contrario c’è chi fin dal primo momento si sente a casa. Per i fuori sede la Sapienza diventa una “famiglia”, c’è chi vive negli alloggi per gli studenti e chi dall’Università non se ne mai andato, facendone la propria sede di lavoro, le barriere che incontrano i diversamente abili sia architettoniche ma anche di adattamento, sono tutte “denunce” che l’autore può raccontare attraverso le proprie immagini.
Gli spazi interni agli edifici : l’aula magna, gli spazi per la cultura, le aule per la didattica, le biblioteche, gli spazi per la ricerca, i laboratori, i servizi. Tutti gli spazi che vivono gli studenti nelle ore di studio. La fotografia deve essere un momento di lettura critica degli spazi, della loro inadeguatezza o funzionalità e accoglienza, secondo la condizione e la sensibilità di chi scatta.
I servizi per gli studenti : la mensa , gli alloggi, i servizi, il rapporto con gli studenti“ fuori sede”, l’accoglienza e le difficoltà di integrazione, l’insufficenza degli spazi. Anche qui la foto puo’ essere un momento di “denuncia” della realtà e dei propri disagi.
Gli spazi per il tempo libero e lo sport : il verde, dove trascorrere il tempo tra una lezione e l’altra, dove praticare lo sport , dove incontrarsi, dove relazionersi all’aperto.
L’accoglienza per i “diversamente abili” : gli spazi per accogliere i diversamente abili, le eventuali difficoltà e/o insufficienze, l’inserimento nel contesto didattico, nei servizi, negli spazi per il tempo libero e per lo sport.

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